articolo a cura di Claudia Monti
Medico Chirurgo – Osteopata

 

 

Nel corso degli anni la gravidanza è stata sempre più medicalizzata: da fase fisiologica della vita della donna è diventata un susseguirsi di esami del sangue e delle urine, ecografie e misurazioni varie che culminano troppo spesso in un travaglio indotto o in un parto cesareo.

I motivi che hanno portato all’interruzione di una gestione “naturale” di questi processi da parte della donna sono vari e includono aspetti medico-legali (un intervento chirurgico è più prevedibile e “controllabile” da parte del ginecologo), le dimensioni dei bambini alla nascita e i cambiamenti nello stile di vita, oggi molto più sedentario e, secondo le ostetriche Jean Sutton e Pauline Scott, per questo correlato a posizioni fetali non ottimali nella pancia delle mamme.

Le donne si sono quindi abituate a pensare che alcuni dolori come il mal di schiena o la sciatica accompagnino necessariamente la gravidanza, ma non è affatto così!
Se è certamente vero che la gravidanza modifica l’equilibrio biomeccanico materno, non è detto che questo cambiamento debba per forza comportare dolore.

 

 

L’osteopata accompagna gli adattamenti posturali

Sebbene il corpo di ogni gravida si adatti in modo assolutamente personale ai cambiamenti generati dall’utero in espansione, questo “primum movens” è un denominatore comune a tutte.

L’aumento di volume dell’utero genererà inevitabilmente un aumento delle pressioni nelle cavità corporee, quindi non solo all’interno dell’addome, ma anche del torace, e una modificazione del baricentro corporeoDi conseguenza anche gli schemi motori dovranno cambiare, adattando ad esempio la dinamica del passo ad un carico sbilanciato in avanti dal pancione.


Il trattamento osteopatico assicura la flessibilità della colonna, dei cingoli scapolare e pelvico, dei muscoli e delle fasce che fanno da contenitore, ma garantisce anche massima libertà alle strutture di supporto dell’utero, il motore dei cambiamenti posturali.
Il corpo può quindi adattarsi più facilmente ai mutamenti dinamici che avvengono durante la gravidanza, generando minore stress e tensione su muscoli e legamenti in particolare della schiena e del bacino, e riducendo il rischio di problemi più seri come pubalgia, dolore lombosacrale e sciatalgia. 

 

 

Un effetto “matrioska”

La postura della madre e la sua possibilità di muoversi saranno essenziali sia durante la gravidanza sia nel travaglio e parto, non soltanto per il benessere materno, ma anche per quello fetale: le tensioni che attraversano il corpo della madre possono tanto influenzare il suo equilibrio biomeccanico, quanto impattare sul feto in via di sviluppo.

L’osteopata sa infatti che esiste una relazione reciproca tra contenitore e contenuto: se il corpo materno presenta delle restrizioni di movimento ed è poco elastico, questo trasmetterà forze anomale sulla parete uterina e di conseguenza sul feto, la cui mobilità e posizione -soprattutto a termine, quando non è più libero di galleggiare nella cavità uterina- possono risultare alterate.

Allo stesso tempo, però, la posizione fetale può influenzare la simmetria dei legamenti di supporto dell’utero e la mobilità di pelvi e colonna materne: per questo la gestione osteopatica della gravidanza ha come obiettivi sia il miglior posizionamento del feto che il benessere biomeccanico della madre.

 

Parola d’ordine: prevenzione!

Quando seguo una mamma in gravidanza spesso mi capita di trattare zone del corpo al momento asintomatiche allo scopo di dissipare le forze e aumentare le possibilità di compenso biomeccanico di quelle strutture che prevedo verranno messe sotto stress nelle settimane successive.

Il trattamento osteopatico è infatti in larga misura preventivo perché cerca di garantire la stabilità necessaria ad adattarsi alle forze che agiscono sul corpo materno attraverso cambiamenti nella postura che siano sia ergonomici, cioè efficienti ed a scarso dispendio energetico, che confortevoli, ovvero indolori.

 

 

 

 

 

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