Articolo a cura di Federica Zangrillo – Osteopata.
Ruolo dell’osteopatia nella plagiocefalia
L’osteopatia è per tutti!
Il trattamento manipolativo osteopatico è indicato in tutte le fasce d’età: dai neonati, lattanti, fino agli anziani.
Promuove i meccanismi di auto-guarigione del corpo, favorendone il benessere, anche nei più piccoli.
Noi osteopati veniamo “chiamati in soccorso” per innumerevoli sintomatologie differenti, alle volte anche per problematiche che, per chi non è del mestiere, potrebbero apparire inconsuete.
La forma della testa di un neonato, ad esempio, è tra i fattori che spingono la consultazione della nostra figura
La “testa piatta”
Durante le visite di controllo il pediatra effettua un’attenta valutazione del piccolo paziente in cui rientra anche l’osservazione del cranio e potrebbe riscontrare un’anomalia nella forma che lo spinge ad indirizzarlo ad altri specialisti, come l’osteopata.
Spesso è lo stesso genitore che si accorge di queste piccole deformazioni poiché potrebbe notare un cranio non armonioso, una diminuzione o assenza dei capelli (alopecia) da un lato, o la tendenza a tenere il capo sempre ruotato o inclinato da una parte: è bene che queste situazioni vengano intercettate tempestivamente.
Altre volte l’osteopata potrebbe essere la prima figura ad accorgersi di questa problematica, perché il piccolo viene portato in studio per altri disturbi come coliche, reflusso, problemi di suzione, o semplicemente per una prima valutazione preventiva da parte del genitore: in questo caso, sarà nostra premura iniziare da subito a trattare e informare il pediatra della problematica riscontrata, in quanto la sua valutazione è imprescindibile per intercettare i casi più più marcati oppure le situazioni patologiche in cui c’è una precoce saldatura di alcune suture craniche (craniostenosi), in cui possono rendersi necessari interventi di tipo riabilitativo, ortesico come i caschetti, oppure chirurgico.
Perché succede?
L’appiattimento di alcune parti del cranio, o -in termini più tecnici- plagiocefalia, può essere legato a fattori prenatali, perinatali o post-natali.
Può derivare infatti da condizioni precedenti il parto, come la conformazione dell’utero ed eventuali masse presenti in esso, o una gravidanza gemellare; oppure può essere causata da forze e torsioni subite dalle ossa craniche durante il travaglio o la nascita, come la compressione dell’osso occipitale contro il pube materno durante l’espulsione, oppure a seguito dell’utilizzo di strumenti come la ventosa in un parto non naturale.
La plagiocefalia potrebbe infine anche svilupparsi in risposta a problematiche di altre zone del corpo che si verificano nei primi giorni o settimane di vita, come nel caso del torcicollo miogeno o più semplicemente per un’anomalia posturale: una limitazione della mobilità cervicale porterà il neonato a tenere la testolina preferenzialmente ruotata su un lato, favorendo l’appiattimento della regione in appoggio sia del neonato a casa che, se prematuro, anche in TIN, la terapia intensiva neonatale.
In tutti i casi descritti è fondamentale che, una volta individuata questa alterazione, si intervenga precocemente, perché l’efficacia del trattamento osteopatico va diminuendo nel tempo soprattutto in termini “estetici” (cioè per quanto riguarda la correzione della forma, non della funzione).
Un cambio di direzione
Spesso capita che i genitori o il pediatra notino per la prima volta la plagiocefalia della parte posteriore del cranio del bambino intorno ai 2 o 3 mesi. I genitori in questi casi riferiscono che la testa del figlio era rotonda alla nascita, pertanto alcuni ricercatori usano il termine plagiocefalia “posizionale” per sottolineare che l’appiattimento cranico è post-natale, causato dal dormire nella “posizione di comfort”.
Una spiegazione di questi casi potrebbe ricercarsi nel fatto che negli ultimi vent’anni circa sono state emanate delle nuove direttive per prevenire la SIDS, cioè la sindrome da morte improvvisa in culla: se in passato si consigliava la posizione prona (a pancia in giù), ora invece è raccomandata la posizione in decubito supino (pancia in su) per ridurre il rischio di SIDS.
Se dunque da una parte fortunatamente è diminuita la percentuale di morti improvvise neonatali, dall’altra si è verificato un aumento di incidenza della plagiocefalia.
Il bambino, infatti, trascorrendo molte ore disteso sulla schiena, è facilitato a tenere a lungo una posizione in cui il capo è ruotato da un lato, e se i fattori descritti facilitano che il lato sia sempre il medesimo, alla lunga possono consolidarsi in asimmetrie posturali e craniche.
A quel punto il genitore stesso potrebbe accorgersi che il proprio figlio ha la testa ruotata sempre dallo stesso lato mentre dorme, durante le poppate (quando potrebbe preferire il seno che gli permette di non girare la testa dalla parte “difficoltosa”), quando lo si mette sul tappetino a giocare, quando lo si cambia nel fasciatoio o quando sta nel seggiolino.
Come interviene l’osteopata sulla plagiocefalia?
Il nostro obiettivo sarà quello di ristabilire il movimento ottimale di modo che il neonato sia libero di ruotare il capo in entrambi i lati senza difficoltà.
La manipolazione osteopatica si basa sulla mobilizzazione delle varie strutture sia della testa che del resto del corpo del bambino per migliorarne funzionalmente il movimento e ridurne il sovraccarico biomeccanico.
Quindi, semplificando, cerchiamo di togliere tutti gli ostacoli in modo che il piccolo sia in comfort e che possa autoregolarsi, utilizzando delle tecniche leggere ed indolori.
L’osteopata inizialmente ricerca l’origine del problema e quindi si chiederà se sia dovuto ad una causa intra-cranica (tensioni o alterazioni di movimento tra le ossa) o extra-cranica: sia limitazioni del tratto cervicale e della muscolatura relativa, ma anche a distanza, perché le limitazioni di movimento si possono avere anche in zone più lontane, come ad esempio a livello sacrale, o a livello degli organi toracici e addominali (disfunzioni viscerali).
L’osteopata quindi valuterà globalmente il piccolo paziente , ma poi entrerà più nel particolare delle varie strutture, dalla testa ai piedi: il trattamento osteopatico è infatti utile anche per prevenire eventuali peggioramenti posturali nel corso delle varie fasi di accrescimento.
I risultati
L’efficacia del trattamento osteopatico da un lato dipende in grossa misura dall’età in cui inizia il trattamento del bambino: ricordiamo che è importante prevenire nei primissimi mesi di vita (quando il cranio è più vulnerabile alle forze esterne) perché altrimenti correggere la plagiocefalia posizionale dopo i 6-8 mesi sarà progressivamente più difficile e potrebbe limitarsi all’aspetto funzionale, di movimento delle ossa craniche, e non “morfologico”, ovvero estetico della forma del cranio, che rimarrà in parte asimmetrica.
Dall’altro lato è fondamentale la prosecuzione degli esercizi e degli accorgimenti da parte del genitore a casa. La letteratura sottolinea l’importanza dello screening precoce e fornisce suggerimenti da attuare fin dalle prime settimane di vita per prevenire l’insorgenza di questa problematica e/o correggerla nel tempo:
- Alternare sempre il braccio con cui si sostiene il bambino durante l’alimentazione o l’allattamento al seno
- Ruotare con delicatezza la testa del bambino in posizione supine alternate destra/sinistra mentre dorme durante il giorno, se lui tende a non farlo spontaneamente
- Ruotare il capo dal lato opposto a quello preferito quando il bambino è posto nella fascia, nel marsupio o sul petto.
- Durante il gioco, favorire il contatto faccia a faccia con il piccolo e fare in modo che il bambino segua il nostro volto non solo con gli occhi, ma anche con la rotazione laterale del capo (magari anche con l’aiuto di uno stimolo sonoro).
- Far eseguire anche con le rotazioni del capo, oltre che degli occhi, il gioco che si ha in mano e allenarlo maggiormente nella rotazione dove c’è la limitazione.
- Porre dei giochini sicuri vicino alle mani del bambino in modo che possa guardarli e afferrarli autonomamente.
- Quando avrà circa 2-3 mesi, si potrà poi iniziare a posizionarlo anche a pancia in giù per più tempo e di conseguenza si potranno attuare altre differenti attività di gioco. In questo caso è buona norma sorvegliarlo sempre e con maggior attenzione.
- Ridurre la quantità di tempo che il neonato trascorre nel seggiolino auto.
È importante sottolineare che ogni trattamento fisico (sia osteopatico che riabilitativo) potrebbe non essere risolutivo se non accompagnato dagli accorgimenti e attenzioni suggerite sopra, che occorre attuare nella quotidianità. Bisogna avere molta cura, pazienza e continuità: la plagiocefalia può migliorare visibilmente e nettamente attuando un gioco di squadra tra professionisti della salute e genitori, che restano i veri protagonisti per far sì che venga vinta la partita.
Bibliografia:
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- https://publications.aap.org/pediatrics/article/110/6/e72/64493/Incidence-of-Cranial-Asymmetry-in-Healthy-Newborns?autologincheck=redirected
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21982132/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31232996/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37508680/
- Efficacia della terapia manuale integrativa pediatrica nella plagiocefalia posizionale: uno studio randomizzato controllato | Giornale Italiano di Pediatria (springer.com)
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