Articolo a cura di Erica Valsecchi – Logopedista

 

Tra le tappe più importanti che i bambini raggiungono durante i loro primissimi anni di vita vi è l’acquisizione del linguaggio.

Spesso in consulenza mi capita di interfacciarmi con genitori preoccupati per lo sviluppo linguistico del proprio bambino, specialmente se paragonato ai suoi coetanei. Infatti, una delle frasi che mi viene maggiormente riferita è: “il suo compagno di asilo parla tantissimo e bene; invece lui/lei fa molta fatica”.

In risposta a questo mi preme sottolineare che lo sviluppo del linguaggio non è un evento del tipo “tutto o nulla”, bensì un processo, il quale è caratterizzato da un’ampia variabilità interindividuale: ogni bambino è diverso, quindi ogni bambino sviluppa il linguaggio secondo tempi diversi.

Nonostante ciò, è possibile individuare nello sviluppo tipico alcune tappe principali d’acquisizione del linguaggio.

Nota Bene: Ciò che segue vuole essere una “guida” per i genitori, affinché possano essere maggiormente consapevoli dei traguardi che il proprio bambino dovrebbe raggiungere all’incirca ad una determinata età.

La premessa importante è che le età presentate sono solo indicative, perciò qualora si osservino piccole differenze di pochi mesi non è necessario allarmarsi!

 

Tappe principali d’acquisizione del linguaggio

0 – 12 mesi
Alla nascita, come ben sappiamo, i neonati non sono in grado di parlare; tuttavia, quello che provoca grande stupore in alcuni genitori è scoprire che i bambini fin dai primi attimi all’esterno del grembo materno sono in grado di comunicare e sono naturalmente predisposti ad interagire con i propri caregiver, cioè le persone che se ne prendono cura.

Ma cosa e come comunicano?
Principalmente comunicano i loro bisogni primari (malessere fisico, bisogni fisiologici etc.) e lo fanno soprattutto attraverso il pianto. Il benessere viene invece espresso mediante il sorriso, il quale assume diverse forme ed evolve fino ai 3 mesi, quando possiamo parlare di sorriso sociale, che è volontario, selettivo ed è la prima vera forma di comunicazione tra bambino e adulto.

 

6 – 12 mesi
In questo periodo emergono i gesti. Il primo tipo di gesto a comparire, intorno ai 7 mesi, è quello dell’indicazione, che i bambini utilizzano per mostrare, dare o richiedere (gesti deittici); ad esempio il bambino indica un gioco per far sì che l’adulto glielo dia. Successivamente, intorno agli 11-12 mesi, compaiono i gesti sociali (gesti referenziali), come ad esempio mandare un bacio, salutare con la manina, fare “no” scuotendo la testa.

I gesti continueranno ad essere utilizzati dai bambini anche quando inizieranno a produrre le prime parole ed è importantissimo stimolarne l’utilizzo, dando anche noi il modello per favorirne l’imitazione, poiché, specialmente nelle primissime fasi, hanno un ruolo fondamentale di sostegno del linguaggio verbale.

Intorno ai 7 mesi compare la lallazione, ossia la ripetizione di sequenze consonante-vocale (generalmente la a). Dapprima si parla di lallazione canonica, caratterizzata dalla produzione di una stessa consonante (ma-ma-ma, ba-ba-ba). Successivamente, intorno ai 10-12 mesi, i bambini iniziano a sperimentare l’utilizzo di consonanti diverse (pa-ma-ba), dando luogo alla cosiddetta lallazione variata.

La lallazione è una tappa estremamente importante nello sviluppo linguistico, poiché è stato osservato che la varietà di suoni utilizzati dai bambini in questa fase è un predittore del futuro sviluppo lessicale.

 

12 mesi
A circa 12 mesi compaiono le prime parole, le quali sono di tipo routinario, ossia strettamente legate alla quotidianità dei bambini (ad esempio mamma, papà, nanna etc.).

In questa fase i bambini non hanno ancora acquisito tutti i suoni della lingua ed hanno da poco iniziato a sperimentare il linguaggio verbale, quindi è assolutamente normale che le parole non vengano prodotte in maniera totalmente corretta e che vengano semplificate (ad esempio ibo per libro, mo per moto).

I bambini, infatti, nel periodo di acquisizione e maturazione del linguaggio mettono in atto dei processi di semplificazione delle parole, chiamati processi fonologici, che non sono altro che dei tentativi di avvicinamento al linguaggio dell’adulto, considerati fisiologici fino a circa 4 anni.

 

12 – 24 mesi
Questo periodo possiamo suddividerlo in due fasi:

    • 12 – 18 mesi
      In questa fase i bambini si esprimono mediante olofrase,  ossia utilizzano una singola parola che però assume il significato di un’intera frase (ad esempio, aua con l’intento di dire “voglio l’acqua”).
    • 19 – 24 mesi
      A quest’età si assiste ad un evento estremamente importante: l’esplosione del vocabolario. I bambini accrescono esponenzialmente il loro lessico, che da circa 50 parole a 18 mesi si arricchisce fino all’incirca a 200 parole intorno ai 24 mesi, e questo permette loro di combinare insieme due parole e di esprimersi mediante quello che viene chiamato linguaggio telegrafico (ad esempio mamma pappa, papà palla). In questa fase il lessico è composto essenzialmente da nomi.

 

24 – 36 mesi
I bambini ampliano sempre di più le loro produzioni linguistiche: il lessico si arricchisce di verbi e aggettivi e dal punto di vista espressivo si osservano produzioni di singole parole in successione (ad esempio Nino. Pocche. Mani per “Nino ha le mani sporche”) ed i primi enunciati nucleari, cioè frasi formate da soggetto-verbo-oggetto (ad esempio metto io pappe per “metto io le scarpe”).

In questa fase le produzioni sono ancora immature e i bambini non sono ancora in grado di utilizzare articoli e preposizioni. Questa competenza verrà raggiunta solo a cavallo tra il terzo e il quarto anno, inizialmente solo negli enunciati più semplici.

 

Dai 36 mesi
I bambini iniziano a produrre enunciati sempre più lunghi e complessi (ad esempio io voio giocae quetto) e durante il quarto anno di vita iniziano ad avvicinarsi sempre di più alle produzioni degli adulti, sia a livello di complessità sintattica che di accuratezza dei suoni, producendo frasi coordinate (ad esempio la bimba mangia e beve), subordinate (ad esempio il bimbo piange perchè è caduto) e relative (ad esempio ho visto il papà che rideva).

 

Infine, rispondiamo ad una delle domande più gettonate:
Quante parole dovrebbe dire il mio bambino?

Tenete presente che questi numeri sono solo indicativi e che, come abbiamo detto precedentemente, esiste una variabilità interindividuale da tenere sempre in considerazione

 

 

 

 

Preoccuparsi NO, Occuparsene SI

I principali criteri per l’individuazione di un eventuale ritardo di linguaggio sono i seguenti:

    1. un lessico composto da meno di 50 parole a 24 mesi;
    2. l’assenza di espressioni combinatorie (di due parole) a 30 mesi.

 

In generale, qualora osserviate degli importanti scostamenti rispetto allo sviluppo tipico, o abbiate dei dubbi sullo sviluppo del linguaggio del vostro bambino, rivolgetevi a professionisti del settore; fidatevi sempre delle vostre sensazioni e non esitate a richiedere una consulenza ad un* logopedista.

Prima si interviene, migliore sarà l’evoluzione linguistica del vostro bambino e, soprattutto, la serenità non solo sua, ma di tutta la famiglia!

 

Per maggiori informazioni scrivici  o chiamaci allo 039 9902999

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